LE CONFERENZE

Prof.ssa Giovanna Cozzari (Novembre 2006)

 


I riferimenti celesti assoluti sono: l’Asse Celeste, i Poli Celesti, l’Equatore Celeste, l’Eclittica e il punto gamma. I riferimenti celesti relativi all’osservatore sono: l’orizzonte astronomico,  lo zenit, il nadìr, il meridiano celeste, il punto di mezzo cielo e la linea meridiana.
In un certo luogo, di giorno, di notte, d’estate, d’inverno, esistono solo due riferimenti immutabili: la posizione della Stella Polare che è pari alla latitudine φ del luogo di osservazione e la posizione dell’Equatore Celeste la cui altezza massima è pari al complementare della latitudine del luogo di osservazione.

Per misurare dimensioni e distanze nel cielo gli astronomi utilizzano gradi, minuti primi e minuti secondi.
Le nostre mani possono essere usate come strumento standard di misura, tarato in multipli di grado.

 Per misurare l’ampiezza di un arco di cerchio si può assumere come unità di misura:

1.        Il grado (°), i minuti primi di arco(‘) o semplicemente primi; i minuti secondi di arco(‘’) o semplicemente secondi;

2.     l’ora (h), i minuti di tempo, o semplicemente minuti (m); minuti secondi di tempo, o semplicemente secondi (s);

3.     il radiante, che è l’ampiezza di un arco lungo quanto il raggio.

 

 

Una prima osservazione del cielo rivela che esso appare come una superficie continua, sulla quale sembrano fissate le stelle e vediamo invece muoversi il Sole, la Luna e i Pianeti. Questa superficie appare rotonda, giustificando il nome che le si da:
                     

                    La Sfera Celeste

La sfera celeste ruota su se stessa, al centro sta la Terra immobile e sulla sua superficie stanno le stelle e tutti i corpi celesti. È il sistema di rappresentazione del cielo usato nell'astronomia Tolemaica e in tutta l'astrologia classica.

La sfera celeste non ha grandezza: i corpi celesti infatti appaiono all'occhio umano tutti alla medesima distanza e la loro posizione è determinata in base a sistemi di coordinate che possono essere misurate indipendentemente dalle distanze reali. Tale rappresentazione non corrisponde alla realtà: il moto di rotazione appartiene alla Terra e non al cielo e le stelle sono a distanze molto diverse tra loro; tuttavia l'immagine della sfera celeste è perfettamente sufficiente a spiegare tutti i fenomeni astronomici percepibili dall' occhio umano.

La diversa distribuzione sulla retina dei coni e dei bastoncelli spiega perché la visione laterale è favorita al buio, al punto da essere sfruttata come tecnica osservativa; per esempio, la “visione distolta” viene utilizzata per rendere visibili le deboli nebulose estese che non si manifestano allo sguardo diretto.

 

Al fine di poter sfruttare in pieno le nostre capacità visive, dobbiamo lasciare il tempo ai nostri occhi di adattarsi al buio. I coni mostrano capacità di adattamento piuttosto rapide (in 10 minuti giungono al massimo di sensibilità); i bastoncelli richiedono almeno 30- 40 minuti. E’ importante lasciare ai nostri occhi il tempo di effettuare questo adattamento, evitando di abbagliarli con un’illuminazione poco appropriata durante le osservazioni. La luce rossa è quella che desensibilizza meno l’occhio.