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a cura di: Marco
Cristofanelli
La recente rivoluzione nelle tecniche e nelle
apparecchiature fotografiche provocata dalla diffusione dei sensori CCD
(ed in misura minore dei CMOS) a scapito delle tradizionali pellicole
chimiche non poteva non riguardare direttamente anche una delle
attività preferite dagli astrofli, immortalare le bellezze che il cielo
ci offre.
Il naturale abbassamento dei costi ed i risultati strabilianti che
possono essere ottenuti hanno fatto si che nell'ultimo decennio un
grande numero di appassionati abbia acquistato camere CCD appositamente
costruite per l'utilizzo astronomico, sia per competere nel campo della
ricerca di asteroidi e supernovae con i più blasonati centri
professionistici che per ottenere immagini del cielo profondo e dei
pianeti ritenute impossibili da realizzare con le obsolete lastre
fotografiche.
Le ricerche scientifiche che noi dell'A.T.A. portiamo avanti da tempo
sono un esempio lampante di ciò che si può ottenere con simili
apparecchiature.
Va tuttavia sottolineato che il costo di tali camere, comunque
relativamente elevato, non è spesso alla portata di tutti e l'acquisto
è in pratica retaggio degli astrofili più evoluti che grazie ad un
bagaglio di esperienze elevato e di strumentazione ottima può essere
sicuro di sfruttarne appieno le potenzialità.
Fortunatamente nel campo dell'imaging planetario (pianeti, Sole e Luna)
si è da qualche tempo affermata una tecnica di ripresa digitale che
rappresenta, senza ombra di dubbio, la tecnica meno costosa in rapporto
ai risultati ottenibili, spesso migliori di quelli realizzati con
costose camere CCD. Sto naturalmente parlando dell'utilizzo di normali
webcam applicate al telescopio per realizzare immagini in alta
risoluzione di oggetti luminosi.
I risultati che si ottengono sono ormai sotto gli occhi di tutti e noi
dell'A.T.A. abbiamo deciso di dedicare un'apposita sezione solo ed
esclusivamente a questa strabiliante tecnica fotografica.
In queste poche pagine si vuole fornire una guida che permetta a
chiunque di realizzare ottime immagini senza eccessiva fatica e con una
spesa irisoria.
Cosa occorre
Innanzitutto bisogna logicamente procedere all'acquisto
della webcam che deve possedere le seguenti caratteristiche:
1. un sensore CCD (e non CMOS) con una risoluzione reale
di 640x480;
2. la possibilità di acquisire filmati con una frequenza di quadro
impostabile dai 5 ai 30 (o più) frames al secondo;
3. la possibilità di variare i tempi dell'apertura dell'otturatore in
funzione dell'oggetto ripreso;
4. la possibilità di svitare l'obiettivo originale al fine di inserire
al suo posto un adattatore da inserire nel portaoculari per riprese al
fuoco diretto;
5. una sufficiente sensibilità che permetta di lavorare con poca
illuminazione (es. 1 lux).
Le webcam che soddisfano pienamente tali requisiti e
sono ormai divenute un classico fra gli astrofili sono quelle delle
serie "Vesta" e "ToUcam" della Philips. Non tutti i modelli sono però
adatti, in particolare il cerchio si restringe sui modelli Vesta,
Vesta Pro e
ToUcam Pro. Diciamo subito che le Vesta sono
praticamente introvabili in quanto non più in produzione, sostituite
dalle ToUcam, tuttavia sarebbero da preferire in quanto permettono di
innalzare i tempi di esposizione fino ad 1 secondo attraverso
l'installazione dei driver modificati che trovate presso http://www.astrocam.org/pilotes.htm
mentre la stessa operazione con la ToUcam richiederebbe una non banale
modifica all'elettronica, sapientemente esposta presso http://home.clara.net/smunch/wintro.htm.
Per il resto sono corredate dallo stesso sensore CCD, un Sony ICX098BQ (leggi le
caratteristiche tecniche).
Sebbene non manchino storie di adattamento di altri modelli di webcam
la ToUcam Pro è quella che prenderò come riferimento in questa guida,
se non altro perché è sicuramente quella più utilizzata.
Occorrerà poi un adattatore per mettere la webcam al fuoco diretto dello
strumento; svariate sono le ditte astronomiche che vendono questi
accessori già pronti, tuttavia se si vuole risparmiare al massimo per
iniziare basta anche un barilotto portarullini applicato con nastro
adesivo davanti al sensore, privato dell'obiettivo principale. Non è
comunque il massimo dell'eleganza .
Importante è anche l'uso di filtri appropriati al fine di ottenere immagini di alta
qualità. Oltre ai classici Wratten, utili per riprese monocromatiche
oppure per fare tricromia in RGB come con le classiche CCD, è
sicuramente da consigliare un IR-Cut (taglia infrarosso), utilissimo
per evitare lo slittamento cromatico delle immagini dovuto alla
sensibilità dei CCD nell'infrarosso; diventa indispensabile soprattuto
nel caso si utilizzino elementi di rifrazione nel sistema ottico di
ripresa (barlow, telescopi rifrattori ecc...).
Ugualmente utile in situazioni particolari è l'IR-Pass che invece fa
passare solo l'infrarosso che, ad esempio nel caso di Marte, permette
di fare riprese monocromatiche con dettagli e contrasto nettamente
superiori ad una normale RGB+IR-Cut.
Infine occorrerà dotarsi di una lente di barlow a seconda della
lunghezza focale del proprio telescopio. Infatti per sfruttare al
meglio la risoluzione di un dato strumento con un certo sensore CCD
occorre considerare il criterio di Nyquist il quale afferma che il più
piccolo dettaglio ottenibile dallo strumento deve cadere su due pixel
non adiacenti per essere rilevato dal sensore e quindi averlo
nell'immagine.
Sapendo quindi le dimensioni dei singoli pixel del sensore (5.6 micron
per la ToUcam Pro) e il diametro dell'obiettivo (e quindi il suo potere
risolutivo), possiamo applicare la seguente formula per trovare la
focale di campionamento ottimale:

E' anche disponibile un software per Windows e Linux,
di mia creazione, che automatizza il calcolo, lo trovate presso http://utenti.lycos.it/astroterni/progr_mi.html. Tuttavia esso dà un risultato leggermente più basso
ma forse più veritiero in quanto tiene conto, nell'algoritmo, della
lunghezza d'onda della luce nel visibile (0,00055mm) e quindi di un
potere risolutivo più realistico di quello teorico (criterio di
Rayleight).
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